Alfonso Causi, segretario AISO, aiuta a fare chiarezza sull’impatto della recente approvazione del decreto Milleproroghe 2021 per gli osteopati, tra premesse e aspettative disattese.

Che cos’è il decreto Milleproroghe?

Wikipedia lo descrive così: un decreto legge del Consiglio dei Ministri volto a risolvere disposizioni urgenti entro la fine dell’anno in corso, posticipando l’entrata in vigore di disposizioni normative o prorogando l’efficacia di leggi in scadenza.

In cosa consiste?

Il Consiglio dei Ministri, entro la fine dell’anno solare, controlla tutte le disposizioni in scadenza e scrive un decreto-legge perché la loro vita prosegua anche in futuro. Ma, come tutti i decreti-legge ha necessità di essere convertito in legge entro 60 giorni, altrimenti perde efficacia fin dall’inizio. Camera e Senato hanno appena convertito in legge quello di fine 2021. In realtà all’interno del decreto “Milleproroghe” vengono inserite anche altre disposizioni che, magari, con le proroghe ufficiali c’entrano poco. Ma fa tutto parte del gioco di questo che, nel 2005, è nato come un “provvedimento eccezionale”, la cui eccezionalità si ripete oramai da 17 anni.

Che cosa hanno provato a fare le scuole?

Hanno provato a inserire all’interno del Milleproroghe un emendamento che tutelasse tutti gli osteopati operanti in Italia che avessero una formazione di eccellenza. E hanno sottoposto questo emendamento all’attenzione di due eminenti esponenti della politica, l’onorevole Gariglio e l’ex ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, firmataria della legge che porta il suo nome e che riguarda, appunto, la regolamentazione dell’Osteopatia in Italia.

Com’era il testo dell’emendamento?

Dopo il comma 8, aggiungere, in fine, il seguente: 8-

bis. All’articolo 7 della legge 11 gennaio 2018, n. 3, sono apportate le seguenti modificazioni:

  1. a) al comma 2, secondo periodo, le parole: «da adottare entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge» sono sostituite dalle seguenti: «da adottare entro il 31 dicembre 2022»;
  2. b) dopo il comma 2, è inserito il seguente:

«2-bis. In via transitoria e fino alla adozione del decreto che definisce l’ordinamento didattico della formazione universitaria in osteopatia nonché gli eventuali percorsi formativi integrativi, l’attività di formazione professionale e di aggiornamento in osteopatia è avviata e prosegue, fino al termine dell’intero periodo formativo, presso l’osteopata, operante in forma individuale, associata o con stabile organizzazione, che asseveri, ai sensi degli articoli 46 del decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000 n. 445, il rispetto delle linee guida, metodologie, tecniche e prassi individuate dall’Organizzazione mondiale della sanità sia nello svolgimento in proprio della professione che nei percorsi formativi avviati sotto la propria direzione e responsabilità. L’equipollenza dei titoli rilasciati in applicazione della presente disposizione è definita e riconosciuta con il decreto del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca di cui al comma 2.». 4.68. Lorenzin, Gariglio.

Cosa vuol dire?

Dovendo inserire un emendamento all’interno di un decreto Milleproroghe era ovvio che si dovesse partire da una “proroga”. E, siccome nella legge 3 del 2018 era indicato che, entro sei mesi dall’entrata in vigore della legge, avrebbe dovuto essere definito l’ordinamento didattico della formazione universitaria in Osteopatia e in chiropratica nonché gli eventuali percorsi formativi integrativi 

 – con decreto del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, di concerto con il Ministro della salute, da adottare entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, acquisito il parere del Consiglio  universitario  nazionale  e  del Consiglio superiore di sanità, sono definiti l’ordinamento didattico della  formazione  universitaria  in  osteopatia  e  in  chiropratica nonché gli eventuali percorsi formativi integrativi -,   la soluzione più idonea è sembrata quella di presentare una proroga del termine di definizione dell’ordinamento didattico, che ne spostasse la scadenza dal 15 agosto 2018 (entro sei mesi dall’entrata in vigore avvenuta, appunto, il 15 febbraio 2018) al 31 dicembre 2022. A questa proroga si era agganciata la possibilità che i direttori delle scuole, che avessero sempre lavorato seguendo i dettami dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, “asseverassero” i titoli rilasciati e che tutti i percorsi formativi cominciati presso le stesse scuole, fino alla nascita dei corsi universitari, potessero essere portati a termine riconoscendo lo stesso tipo di asseverazione e, quindi, di possibilità di lavorare con serenità.

Cosa è successo?

Non si sa bene da chi e perché la seconda parte dell’emendamento pro-osteopati diplomati e in formazione è stata cancellata, lasciando solo la prima parte. Le vie della politica sono infinite, come i misteri che la circondano. Cui prodest, ci si potrebbe chiedere? È rimasta, di fatto, in piedi, solo la parte che proroga la necessità di far nascere il percorso universitario.

Che succederà ora? Le scuole chiuderanno il 31 dicembre?

Ovviamente la risposta è no. Le scuole proseguiranno la loro attività formativa fino a quando non sarà espressamente definito che dovrà essere conclusa, in un provvedimento legislativo, e non sulla base delle interpretazioni di taluno.

È cambiato qualcosa?

No, le scuole continuano la formazione perché nulla è cambiato. Prova ne sia che, se fossero valide le interpretazioni di taluno, avrebbero dovuto già concludere la formazione alla prima data stabilita, il 15 agosto 2018, cosa che, ovviamente, non è avvenuta.

Il valore dei titoli rilasciati dalle scuole è diminuito o si è annullato?

Assolutamente no. Il valore resta lo stesso: sulle equipollenze nulla è ancora stato scritto e, quindi, chi fa ipotesi, lo fa senza certezze e utilizzando la sua sola fantasia.

Le scuole cosa faranno adesso?

Le scuole proseguono la formazione e, nel frattempo, continuano a perseguire altre strade per la tutela dei propri diplomati e dei ragazzi in formazione. Non abbiamo l’abitudine di sbandierare sui social quelle che sono le nostre iniziative anche perché, come dimostra la recente esperienza, c’è sempre qualcuno che si muove “sott’acqua” per annullare iniziative a tutela di tutta l’Osteopatia italiana. Continuiamo ad operare a tutela di tutti, scegliendo le strade che riteniamo più opportune, ma senza troppa inutile pubblicità.