Progetti di ricerca

Il CIO promuove e conduce numerosi Progetti di Ricerca su argomenti di rilievo per la comunità osteopatica e di grande interesse per la collettività. A tal fine, instaura proficui rapporti di collaborazione con Facoltà universitarie, aziende ospedaliere ed enti pubblici e privati.

Il CIO di Parma è inoltre Centro Operativo della Fondazione C.O.ME Collaboration Onlus, realtà fondata a metà del 2014 da ricercatori europei e impegnata a livello internazionale nella ricerca osteopatica.

I progetti

Osteopatia in Barilla

osteopatia in barillaPer la prima volta in assoluto, è in corso uno studio epidemiologico e statistico sui lavoratori di una grande azienda, trattati con l’osteopatia.

Gli obiettivi di questa importante ricerca, che è iniziata nell’autunno 2016 e si protrarrà per un biennio, sono principalmente quattro:
1) riduzione dell’assenteismo per malattia
2) miglioramento della resistenza fisica allo stress lavorativo
3) riduzione del numero di richieste medico-specialistiche
4) riduzione dell’assunzione di farmaci.

L’azienda Barilla S.p.A., da sempre sensibile al tema del benessere dei propri dipendenti, ha aderito al progetto proposto da CIO, che è realizzato in collaborazione con l’Università degli Studi di Parma, che curerà la raccolta e l’elaborazione dei dati epidemiologici e statistici.

Progetto Inalca

Il progetto “Osteopatia in Azienda” inizia nel 2010, con uno studio effettuato nell’azienda Inalca di Castelvetro Modenese che dimostra l’utilità del trattamento osteopatico applicato in ambito lavorativo in pazienti-lavoratori esposti al rischio da sovraccarico biomeccanico e affetti da disturbi dell’arto superiore.

I dati sull’efficacia del trattamento osteopatico sono stati elaborati sia nelle singole sottopopolazioni di pazienti trattati anno per anno, sia sulla popolazione complessiva delle varie annate. La destrezza altamente sviluppata della mano è una delle caratteristiche distintive dell’essere umano. La funzione dell’arto superiore disloca la mano in posizioni che le permettono di compiere i suoi unici e complessi movimenti. I disturbi dell’arto superiore sono fra i più frequenti problemi per cui il paziente si rivolge all’osteopata. Essendo l’arto superiore un organo di relazione (con il mondo esterno e con gli altri), le sue problematiche hanno spesso un
risvolto nella sfera psico-emotiva del paziente. Negli ultimi 10 anni le malattie muscoloscheletriche a questo distretto hanno ricevuto una crescente attenzione da parte delle aziende, dei lavoratori, dei medici del lavoro e delle istituzioni a motivo della loro crescente
diffuzione. In alcune realtà lavorative, a causa della natura delle lavorazioni stesse, l’arto superiore viene ripetutamente sottoposto a sovraccarico biomeccanico; non stupisce l’aumento di disturbi a carico di questo distretto anatomico.
In letteratura non sono presenti dati circa l’effetto del trattamento osteopatico applicato in un contesto industriale; per cui, considerando la rilevanza dei disturbi muscolo scheletrici nella medicina del lavoro in determinati settori produttivi, ci è parso interessante studiare l’efficacia del trattamento osteopatico in lavoratori esposti a rischio da sovraccarico biomeccanico degli arti superiori (SBAS) con sintomatologia già conclamata.

Neonatologia: il progetto "Late Preterm"

Nel 2014, in occasione del ventennale della sua fondazione, il Collegio Italiano di Osteopatia ha attivato uno studio pilota in collaborazione con il Centro Nascite del Nuovo Ospedale di Sassuolo e la Pediatria di Base di Reggio Emilia, con l’obiettivo di verificare l’utilità del trattamento osteopatico nei lattanti con problematiche neurovegetative. Il progetto si è rivolto ai piccoli pazienti definiti “late preterm”, nati cioè tra la 34 +0 e la 36 +6 settimane di età gestazionale, bambini sani che non necessitano di ospedalizzazione, ma che più facilmente sviluppano disturbi neurovegetativi, quali reflusso gastroesofageo, coliche addominali, disturbi del sonno e dell’alimentazione.